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La scrittura nelle civiltà precolombiane

Con il termine ‘civiltà precolombiane‘ si indicano le civiltà che popolavano le Americhe prima dell’arrivo di Cristoforo Colombo: alcune erano già tramontate molto tempo prima dell’arrivo degli europei, le altre che invece erano in quel periodo avanzate e fiorenti furono sterminate dalla furia dei conquistadores. Queste civiltà vengono anche dette mesoamericane perché si svilupparono nell’America Centrale, in un territorio compreso tra il Messico Centrale e l’Honduras e il Nicaragua. Qui sono comparse le prime forme di scrittura del continente americano; gli archeologi hanno individuato vari tipi di scrittura, alcuni molti antichi, come quelli degli Olmechi e Zapotechi, da cui è probabilmente derivata la scrittura dei Maya, che per ora è quella che siamo riusciti a decifrare meglio.

Al momento è difficile stabilire con certezza quale sia stato il primo sistema di scrittura mesoamericano. Recentemente, nel 2006, c’è stata la scoperta di un reperto chiamato Cascajal Block, un blocco di roccia con incisi vari simboli, probabilmente creato nel 900 a.C. dalla civiltà Olmeca. Ma autenticità e datazione non sono ancora certe; oltretutto, per questi reperti così antichi, è molto difficile stabilire se i segni rappresentino una forma di scrittura primitiva o abbiano invece un significato solo simbolico. La scrittura degli Olmechi è comunque attesta anche da altri reperti (ceramiche e incisioni).

Gli Zapotechi si affermarono dopo il declino degli Olmechi e svilupparono un proprio sistema di scrittura, testimoniato dalle iscrizioni sui monumenti ritrovati a Monte Alban, cuore del loro impero. Sono in gran parte indecifrate, eccezion fatta per notazioni legate al calendario. La più antica iscrizione sembrerebbe risalire al 500-600 a.C. e compare sul monumento 3, un ‘danzante’ (così si chiama una serie di monumenti di roccia con incisioni a bassorilievo) che mostra un nemico morto; tra le sue gambe è inciso un glifo che probabilmente sta ad indicarne il nome.

Nell’Istmo di Tehuantepec sono stati ritrovati altri reperti risalenti a circa il 500 a.C. che dimostrano l’esistenza di un tipo di scrittura molto affine a quella Maya. Ci sono stele con incisioni piuttosto estese, la cui decifrazione è ancora controversa.

Altre incisioni dimostrano una stretta parentela con la scrittura maya, anche se sembrano essere scritte non in lingua Maya ma in una lingua mixe-zoque, famiglia linguistica diffusa nella zona intorno all’Istmo di Tehuantepec. Molti simboli sono familiari perché compaiono anche nella scrittura maya, tuttavia nel complesso queste iscrizioni rimangono indecifrate.

La scrittura maya ci è pervenuta sotto forma di iscrizioni incise su pietra o impresse su stucco; molto diffusi erano anche i codici scritti su carta ricavata dal legno, ma solo quattro sono sopravvissuti al fanatismo dei missionari spagnoli; il loro scopo era infatti di imporre la cultura e religione cristiana e per farlo si arrogarono il diritto di distruggere tutte le testimonianze dei riti pagani, scrittura compresa. Spesso le iscrizioni maya vengono chiamate ‘geroglifici’ perché così le definirono i conquistadores: non essendo in grado di capirle, le associarono ai geroglifici egiziani. In realtà la scrittura maya ha poco in comune con la scrittura dell’antico Egitto; poiché ha struttura logografica, è invece più simile al giapponese: in effetti, i caratteri (detti glifi) possono rappresentare un oggetto oppure un suono sillabico. Le iscrizioni sono organizzate in colonne, ciascuna larga due glifi, e devono essere lette dall’alto in basso e da sinistra a destra. La scrittura maya dimostra di essere un sistema molto sviluppato e progredito; finora sono stati individuati circa 700 glifi diversi.  Le origini di questa scrittura sembrano essere molto antiche, forse più di tutte le altre scritture precolombiane; i documenti di epoca più antica sono i più difficili da comprendere; quelli più recenti, dal periodo classico in avanti, sono quasi completamente decifrati, grazie al lavoro svolto da molti archeologi e linguisti dell’Ottocento e del Novecento, primo tra  tutti il russo Yuri Knorozov.

iscrizioni maya impresse sullo stucco
1. Glifi maya impressi su stucco.

Gli aztechi hanno lasciato delle iscrizioni pittografiche e ideografiche molto raffinate dal punto di vista estetico, ricche di colori e disposte cercando di creare composizioni ordinate e armoniche. Probabilmente la scrittura azteca è derivata da quella degli Zapotechi; tuttavia viene considerato un sistema di scrittura ancora solo abbozzato poiché i segni rappresentano idee più che caratteri atti ad esprimere una lingua. Mancano inoltre delle vere e proprie regole; non esiste, ad esempio, un andamento fisso per la scrittura; il tlacuilo, cioè lo scriba, decide di volta in volta come disporre i glifi al fine di ottenere un buon risultato estetico. Il colore ha un ruolo fondamentale in queste iscrizioni, perché veicola significati molto importanti, specificando informazioni simboliche, gerarchiche e geografiche su ciò che viene rappresentato. Interessante è anche il sistema ‘a rebus‘, già visto nella scrittura cuneiforme, in cui una parla è rappresentata usando i simboli di altre parole che, messi insieme, ne indicano il suono.

iscrizioni azteche riportate in un antico codice
2. Una pagina con iscrizioni azteche legate al calendario (Codice Borbonicus).

Gli Inca, altra famosa civiltà precolombiana che si è sviluppata nell’altipiano delle Ande, non conoscevano la scrittura ma per comunicare avevano ideato un sistema basato su corde intrecciate e annodate, dette quipu. Ogni quipu è formato da una corda principale, più lunga, a cui sono attaccate altre cordicelle a mo’ di frangia; i colori, il numero e la posizione dei nodi veicolano precisi significati, più che altro legati a computi numerici, dati statistici, censimenti e date. Non sembra che fossero usati per trasmettere messaggi più articolati e astratti, ma ancora gli studi sono aperti.

Il quipu serviva agli Inca per comunicare
3. Quipu inca.

Le tribù degli indiani d’America non praticavano la scrittura; hanno lasciato però delle rappresentazioni pittografiche della storia e delle imprese dei loro popoli, spesso disegnate su pelli di bisonte e indossate poi come mantelli, o usate a copertura delle loro tende. Alcune tribù delle regioni dei grandi laghi orientali, come gli Irochesi e gli Algoncini usarono spesso delle larghe cinture  per comunicare significati simbolici. Queste cinture si chiamano wampum e sono realizzate con conchiglie, infilate su fili affiancati a comporre simboli e pattern particolari. Queste cinture avevano molto valore per gli indiani; spesso furono usate per stipulare trattati e per ricordare avvenimenti storici; alcuni ambasciatori le indossavano come segno di riconoscimento. Dopo l’arrivo degli europei, spesso vennero prodotti wampum anche con perline di vetro.

wampum, la cintura degli indiani d'america
4. Wampum

Fonti:

http://en.wikipedia.org/wiki/Mesoamerican_writing_systems

http://en.wikipedia.org/wiki/Maya_script

http://en.wikipedia.org/wiki/Aztec_writing

http://en.wikipedia.org/wiki/Quipu

http://en.wikipedia.org/wiki/Wampum

Immagini: Wikimedia Commons: 1, 2,3; Library of Congress: 4.

Questo articolo fa parte della serie dedicata alla Storia della scrittura.

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