Convertire una foto in bianco e nero col metodo Russel Brown

Questo metodo, inventato, per così dire, dal mitico Russel Brown, consiste nell’agire sulla tonalità e saturazione della foto, ma in due diversi livelli. Quando si vuole convertire una foto in bianco e nero non è una cattiva idea provare questo metodo. Può dare risultati molto interessanti, e con poco sforzo.

  1. Apri la foto che vuoi convertire in bianco e nero in Photoshop.
  2. Crea un livello di regolazione ‘Tonalità/Saturazione’. Non agire sui comandi, per ora. Come metodo di fusione di questo livello, imposta ‘Colore’. Questo livello simula il ‘filtro’ della macchina fotografica analogica.
  3. Crea un nuovo livello di regolazione ‘Tonalità/Saturazione’, e questa volta sposta il cursore della saturazione tutto a sinistra. A questo punto vedi l’immagine in bianco e nero, desaturata. Questo livello simula la ‘pellicola’ della fotografia analogica.
  4. Adesso torna al livello di regolazione creato al punto 2. Clicca sull’icona, così si riapre la finestra di dialogo ‘Tonalità/Saturazione’. Ora sposta il primo cursore, quello della tonalità, e vedi come questo comporta dei cambiamenti nell’immagine in bianco e nero. Ricorda che:
    • Puoi selezionare dal menu a tendina se vuoi lavorare su tutta l’immagine (Composita) o se vuoi lavorare su precisi colori della foto (rossi, gialli, verdi, cyan, blu, magenta).
    • Con gli appositi selettori nella parte bassa della finestra, puoi essere ancora più preciso: selezionare un colore direttamente nella foto, aggiungere certi colori (segno +) ed escluderne altri (segno -).
    • Anche regolando la luminosità e la saturazione puoi ottenere degli effetti interessanti.

Ecco un esempio di foto convertita in bianco e nero con questo metodo:

Il bello di questo metodo è che non segue un iter preciso per arrivare ad un risultato preciso: si muovono i cursori e ci si basa più che altro sul ‘caso’, finché non ci appare sotto gli occhi una versione in bianco e nero che ci piace particolarmente e a cui magari non avremmo mai pensato se non l’avessimo vista in questo modo. E’ un metodo, se vogliamo, ‘serendipico’: piacerà sicuramente a chi ama di più il pensiero del viaggio che il pensiero della meta.

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