Un po’ di teoria sulla fotografia in bianco e nero e sui filtri

Qualche tempo fa ho scritto 4 brevi tutorial su come convertire in bianco e nero una foto in Photoshop:

Sono sistemi molto rapidi e semplici, ma spesso lasciano a desiderare dal punto di vista estetico. Per fare delle conversioni di migliore qualità è necessario fare un lavoro più complesso. Ma non voglio limitarmi a scrivere altri tutorial senza prima aver speso due parole sulla fotografia in bianco e nero come si faceva ‘una volta’, quando c’era la pellicola.

Come tutti sanno, la fotografia è nata in bianco e nero; le foto a colori sono venute dopo. Quando si facevano le foto in bianco e nero, i fotografi però dovevano fare molta attenzione ai colori. Paradossalmente, per fare una buona foto in bianco e nero, era necessaria una grande sensibilità e conoscenza del colore; in particolare, era necessario ‘pre-vedere‘  come la macchina fotografica avrebbe ‘visto’ quei colori attraverso i suoi ‘occhi’ in bianco e nero.

Perché era necessario fare questo lavoro di ‘pre-visione‘? Era necessario per scongiurare il rischio di produrre una foto piatta, poco contrastata. Ad esempio,  in una foto a colori un fiore arancione spicca bene su un prato verde:

Ma se siamo obbligati a scattare la foto in bianco e nero, con ogni probabilità i colori del fiore e del prato verranno resi in due tonalità di grigio quasi uguali, e quindi ci sarà poco ‘stacco’ tra soggetto in primo piano (fiore) e sfondo (prato):

I filtri

Ad ogni modo, questo non significa che, ai tempi in cui si fotografava in bianco e nero, certi soggetti fossero sconsigliabili per colpa dei colori; c’era un ‘trucchetto’ che permetteva di ovviare al problema. Questo trucchetto si chiama ‘filtro‘. I fotografi mettevano dei filtri colorati sull’obiettivo della macchina: in questo modo intervenivano sul modo in cui la macchina avrebbe restituito i colori della scena che intendevano ritrarre. Era un po’ come far indossare degli ‘occhiali da sole’ alla macchina fotografica, se vogliamo, così da pilotarne la visione a proprio piacimento.

55mm optical filters
I filtri sono degli speciali vetri colorati: possono essere rossi, blu, gialli, arancioni, ecc. I filtri lasciano passare i colori simili al proprio (quindi in foto appariranno più chiari), mentre filtrano i colori opposti al proprio (in foto appariranno più scuri). Ad esempio:

  • il filtro rosso non blocca il colore rosso, anzi, lo lascia passare, e invece filtra il colore blu;
  • il filtro verde lascia passare il colore verde e filtra il rosso.

Il fotografo usa i filtri per enfatizzare il soggetto che sta fotografando; ad esempio, se sta fotografando un paesaggio pieno di alberi e di verde, userà un bel filtro rosso o arancione, così le foglie e gli alberi risulteranno più ricchi di tonalità, spiccheranno di più. Quando si fotografa il cielo, usando un filtro rosso si otterrà un cielo di un azzurro più scuro e intenso.

La prima foto a colori

Come abbiamo detto, la fotografia nasce in bianco e nero; tuttavia si arrivò ben presto a concepire l’idea di una foto a colori; e quello che stupirà è che la prima foto a colori della storia fu fatta nientemeno che a partire da tre foto in bianco e nero, opportunamente filtrate. L’autore di questa foto fu  James Clerk Maxwell; egli aveva teorizzato i principi della sintesi additiva dei colori e nel 1861 ottenne la prima foto a colori fotografando un nastro di tartan colorato. Il nastro fu fotografato tre volte, prima con un filtro rosso, poi verde e poi blu; da questi tre scatti vennero ricavate tre diapositive; ognuna di esse fu infine proiettata con una luce colorata del medesimo colore del filtro applicato nello scatto; le tre foto, proiettate contemporaneamente e convergenti sul medesimo punto, restituirono l’immagine a colori del nastro. Per maggiori informazioni, vedi La prima foto a colori della storia.

Tartan Ribbon

In bianco e nero, prima di tutto (anche nelle moderne digitali)

Ciò che forse sorprenderà ancora di più è che le moderne macchine digitali, ancora oggi, in una prima fase, catturano le foto in bianco e nero;  il colore viene, per così dire, ‘aggiunto’ in una fase successiva, attraverso un procedimento complesso che si chiama ‘interpolazione’ e che ricorda da vicino ciò che ha fatto Maxwell con la prima foto a colori.

Se sei arrivato a leggere fino a qui, allora forse avrai iniziato a comprendere il perché di tutto questo discorso. In effetti, le macchine digitali odierne restituiscono delle foto che poi, sui software di fotoritocco come Photoshop, si possono scomporre in canali. I canali contengono le informazioni sui colori; se i canali sono divisi, vediamo chiaramente le aree verdi, rosse e blu del soggetto; ricomponendoli otteniamo di nuovo l’insieme dei colori della foto.

I canali sono molto importanti nel processo di conversione di una foto in bianco e nero. Anche oggi, come anni fa, per ottenere una buona foto in bianco e nero è necessario partire da una buona conoscenza dei colori.

One thought on “Un po’ di teoria sulla fotografia in bianco e nero e sui filtri

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