Alcune riflessioni sul codice di condotta dei blog

Tutto comincia da qui

Badge per blog che aderiscono ai principi del codice

Badge per blog che aderiscono ai principi del codice

L’idea di “codice di condotta per bloggers” comincia a circolare a fine marzo-inizio aprile del 2007. Per chi non sapesse la storia, faccio un piccolo riassunto: O’ Reilly è una persona molto autorevole nel mondo del Web 2.0 (espressione ideata da lui) e dei blog. Una sua amica e collega, Kathy Sierra, un giorno ha pubblicamente dichiarato di essere stata vittima di attacchi molto pesanti nel suo e anche in altri blog (ora chiusi) con tanto di minacce e insulti, e di esserne rimasta davvero sconvolta, tanto da temere aggressioni fisiche.

In seguito a questo episodio, O’ Reilly ha rivolto a tutti i bloggers un invito a creare una sorta di “codice di condotta” per i propri blog (“Call for a blogger’s code of conduct“), e, discutendo con alcuni collaboratori, ha anche buttato giù alcuni punti di questo codice: ma, come dichiara lui stesso nell’articolo, si tratta solo di alcuni spunti di riflessione per quello che dovrebbe essere un “work in progress“.

Le idee che mi hanno colpito di più

L’articolo di O’ Reilly è molto interessante e fornisce parecchi spunti di riflessione. Lui non trova giusto che in un blog, come in qualsiasi altra situazione, si tollerino gli abusi; secondo lui, non si deve accusare di “censura” chi elimina commenti che vanno contro la persona, che mirano a diffamarla, offenderla o minacciarla (si parla di “stalking” e di “cyber-bullismo“).
Quello che mi ha anche colpito è il fatto che lui più volte insista sul concetto di trasparenza, e sull’importanza di spiegare sempre, nel caso ci si rifiuti di pubblicare del contenuto, perché quel contenuto è stato rifiutato. Nel suo articolo più volte suggerisce anche a delle modifiche da apportare ai template delle piattaforme di sviluppo dei blog, per introdurre una sorta di “moderazione collettiva“, simile a quella di Youtube, in cui gli stessi utenti decidono, con un sistema di voti, quali commenti nascondere alla vista. In un altro punto, invece, parla di template in cui, quando un commento viene cancellato, al posto di quel commento appare una apposita segnalazione con annesso il motivo per cui si è provveduto alla rimozione.
Lui dice anche che non tutti i blog devono per forza comportarsi così, ma quelli che decidono di darsi delle regole e di farle rispettare dovrebbero esporre in chiaro la loro blog policy, ovvero il loro codice di condotta, in modo che anche i nuovi visitatori sappiano che tipo di blog hanno davanti e che tipo di discussioni, linguaggio, atteggiamenti, ecc. devono aspettarsi in quelle pagine.

Badge per blog non moderati

Badge per blog non moderati

In un altro articolo O’Reilly suggerisce anche due diversi badge da applicare ai proprio blog, e spiega anche il progetto Wiki a cui tutti possono contribuire per definire meglio questo codice di condotta

Le reazioni

L’idea di O’ Reilly è stata ripresa anche dalla stampa, sia in America che in Italia, e se ne è discusso per un po’ di tempo. A dire la verità, ci sono state molte reazioni in negativo, specialmente qui in Italia, perché molti blogger dichiarano che i punti abbozzati da O’Reilly siano abbastanza scontati e che tutti ci dovrebbero arrivare con il buon senso, quindi quel codice sarebbe superfluo. Alcune idee, poi, sono state un po’ messe in ridicolo, come quella del “distintivo” che i “buoni blogger” dovrebbero esporre nel proprio blog.

Blog policy o FAQ?

Secondo me una blog policy non guasterebbe, specialmente nei blog con molti visitatori e che magari affrontano temi che sono ad alto rischio di flames e discussioni accese. Si potrebbe magari crearla con la collaborazione dei propri lettori, ascoltando i loro suggerimenti e opinioni. La blog policy potrebbe tornare utile anche al blogger, oltre che ai visitatori del blog, perché così potrebbe evitare di ripetere sempre le stesse cose. A questo scopo mi pare rispondere benissimo anche l’idea di creare un’area FAQ nel proprio blog, così come ha fatto Valerio.

La solitudine del blogger

lacrimaPer quante blog policy, faq, filtri o moderazioni si applichino, però, ci sarà sempre il problema della violenza e del vandalismo: mi fa un po’ dispiacere quando penso al blogger che, magari, è costretto per forza di cose a sorbirsi tutto da solo, senza che all’esterno trapeli nulla di ciò che lo sta disturbando o ferendo, magari anche in modo grave.

Moderazione: sì o no?

Sul tipo di moderazione da applicare ad un blog, credo si potrebbe discutere per ore.
Da amministratore, che tipo di moderazione adotti nel tuo blog? Cancelli solo lo spam o anche altri tipi di messaggi? Ad esempio: commenti ot, commenti con turpiloquio, commenti diffamatori, con insulti o attacchi personali, commenti che riportano link non in tema con la discussione?
Credi sia giusto tutelare i lettori applicando la moderazione, o pensi che la moderazione sia comunque una forma di censura?  Hai anche tu l’impressione che se da un lato rende il blog più civile, dall’altro lo rende anche un po’ falso?

Per ora io vivo molto serenamente: il mio blog è piccolo e giovane e gli unici commenti che elimino sono quelli di spam; grazie al cielo non mi sono mai capitati flames o episodi brutti. Se mi dovesse succedere, però, applicherei la moderazione: anche se un po’ a malincuore, perché mi piacerebbe vivere nella più totale trasparenza e verità anche nel mio blog; ma alla fine credo che la cosa più importante sia tutelare i lettori.

2 thoughts on “Alcune riflessioni sul codice di condotta dei blog

  1. Eh… E’ anche vero, purtroppo! :) Non basta certo la moderazione per fermare chi vuole davvero farti un danno. Hai avuto esperienze di questo tipo? Spero di no!

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